Quando parlo con insegnanti che hanno in classe bambini o ragazzi che balbettano, una frase ritorna spesso: “Vorrei fare le cose per bene, ma tra PDP, BES, DSA, INVALSI e tutto il resto mi sento sopraffatta/o”.
La scuola italiana di oggi chiede ai docenti di personalizzare, tutelare, compensare e, allo stesso tempo, di tenere in piedi programmi, valutazioni, burocrazia, classi complesse. In questo quadro, la balbuzie entra spesso come tema aggiuntivo, che si fatica a collocare dentro misure compensative e dispensative già pensate per altri tipi di bisogni.
In questo articolo voglio parlare proprio di questo: delle fatiche scolastiche nel gestire la balbuzie attraverso misure compensative e dispensative, del contesto italiano in trasformazione e di come possiamo muoverci in modo realistico, collegando le risorse che ho già messo a disposizione per la scuola, senza chiedere agli insegnanti di “fare miracoli”.
Perché oggi è così faticoso, in Italia, gestire misure compensative e dispensative
Negli ultimi anni, diversi studi hanno messo in luce il livello di sovraccarico emotivo e organizzativo dei docenti italiani. Molti insegnanti riferiscono sintomi di burnout: stanchezza cronica, perdita di soddisfazione, senso di ridotta efficacia, difficoltà a reggere il peso di richieste sempre più vaste.
Tra le principali cause, ritornano:
- Carico burocratico elevato (PDP, verbali, documentazione continua)
- Richiesta di personalizzazione per BES e DSA, spesso senza supporti strutturali adeguati
- Pressione per risultati e prove standardizzate (INVALSI)
- Gestione di classi con bisogni molto diversi, in cui convivono difficoltà di linguaggio, di apprendimento, difficoltà emotive e comportamentali.
Dentro questo quadro, la balbuzie si aggiunge come bisogno comunicativo specifico, che non rientra in modo automatico nelle categorie codificate (DSA), ma che può richiedere misure ad hoc. È comprensibile che molti insegnanti si sentano spinti a dire: “Vorrei fare di più, ma non so dove inserirlo né come aiutarlo”.
Il primo passo, per me, è riconoscere questa fatica, non minimizzarla: parlare di misure compensative e dispensative per la balbuzie senza tenere conto del contesto reale rischia di essere poco rispettoso della scuola.

Balbuzie, BES e PDP: dove entra e dove resta “ai bordi”
Le norme italiane sugli strumenti compensativi e le misure dispensative nascono sulla Legge 170/2010 e parlano in modo esplicito di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia).
La balbuzie:
- Non è un DSA
- Non è nominata esplicitamente nella normativa
- Ma può rientrare nel quadro dei Bisogni Educativi Speciali (BES), quando il consiglio di classe riconosce che la fluenza verbale e il vissuto comunicativo del bambino hanno un impatto significativo sulla partecipazione e sul benessere a scuola.
Questo significa che:
- Non è necessario “forzare” la balbuzie dentro categorie che non le appartengono
- E’ possibile, in accordo con famiglia e specialisti, attivare un BES e redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che contenga misure compensative e dispensative mirate alla fluenza e alla partecipazione orale.
Nel mio articolo “Balbuzie nella scuola primaria: guida per insegnanti e logopedisti” ho già accennato all’attivazione del BES nei casi di balbuzie molto severe o con elevato impatto negativo. Qui voglio fare un passo in più: guardare insieme quali misure possono diventare ponti per chi balbetta, e quali rischiano invece di trasformarsi in “porte chiuse”.
Misure compensative che possono aiutare davvero un bambino che balbetta
Gli strumenti compensativi sono pensati per “compensare” una difficoltà: permettono allo studente di svolgere comunque la prova, con alcuni supporti.
Nel caso della balbuzie, possono diventare:
- Tempi aggiuntivi nelle verifiche orali e nelle prove che richiedono parlare: riducono la pressione del “devi rispondere subito”, permettono di prendere fiato, organizzare il pensiero, gestire eventuali blocchi senza sentirsi “fuori tempo massimo”.
- Programmazione delle interrogazioni orali: sapere in anticipo quando si sarà chiamati a parlare può aiutare il bambino a prepararsi e ridurre l’ansia del “a sorpresa”, che spesso aggrava la balbuzie.
- Uso di schemi, mappe concettuali, parole chiave durante le prove orali: non sostituiscono la parola, ma la supportano, permettendo di avere un “binario” visivo su cui appoggiarsi.
Queste misure, se inserite in un PDP e condivise con famiglia e logopedista, possono:
- Alleggerire il carico emotivo
- Mantenere la partecipazione orale
- Evitare che la balbuzie diventi motivo per “sparire” dai momenti di parola.
Nel mio webinar “Quando un bambino balbetta a scuola” entro nel dettaglio di come trasformare queste idee in scelte concrete, adattate alla routine della classe, senza stravolgere l’organizzazione quotidiana.
Misure dispensative: tutela o rinuncia?
Le misure dispensative non aggiungono strumenti, ma permettono allo studente di essere dispensato da alcune attività (temporaneamente) che risultano particolarmente difficili e non essenziali per la formazione.
In molti PDP per BES/DSA troviamo voci come:
- Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe
- Riduzione del carico di compiti
- Tempi più lunghi per esami e verifiche.
Nel caso della balbuzie, la dispensa dalla lettura ad alta voce può essere:
- Una tutela temporanea in quadri molto severi o in fasi particolarmente delicate
- Un modo per evitare situazioni che in quel momento sarebbero traumatizzanti.
Il rischio, però, è che questa dispensa diventi:
- Una regola non più messa in discussione
- Una esclusione sistematica da letture, presentazioni, momenti pubblici
- Un messaggio implicito: “tu non sei fatto per parlare davanti agli altri”.
Nel mio lavoro, quando parlo di misure dispensative con insegnanti e famiglie, cerco di:
- Definire perché la dispensa viene introdotta (quale obiettivo, quale fase)
- Stabilire quando ne valuteremo di nuovo il senso e sottolineare che lo studente può in qualsiasi momento chiedere di poter affrontare la prova per cui è stato dispensato
- Ricordare che l’obiettivo non è “non parlare mai”, ma costruire ponti graduali verso momenti di parola sostenibili e protetti.
Le misure dispensative, se usate con consapevolezza, possono essere un riparo temporaneo, non una chiusura definitiva.

Un contesto che cambia: smartphone, attenzione e analfabetismo di ritorno
La scuola di oggi non vive solo BES, DSA e balbuzie: vive dentro un contesto sociale dove:
- L’uso precoce di smartphone e social network è molto diffuso, con impatto sul livello di attenzione e sulla capacità di seguire contenuti più lunghi;
- Si parla di analfabetismo funzionale e di ritorno: molti ragazzi faticano a comprendere testi più complessi e a mantenere una lettura profonda;
- Alcuni Paesi, come la Svezia, stanno facendo marcia indietro sulla digitalizzazione spinta a scuola, riportando libri e quaderni tradizionali per contrastare distrazione e calo della comprensione.
Per un bambino o un ragazzo che balbetta, questo scenario significa che:
- Parlare con tempi diversi, con pause e blocchi, in classi abituate a ritmi veloci e a input brevi può essere ancora più faticoso
- L’ascolto vero – quello che si concentra sul contenuto, non solo sulla forma – richiede un impegno che docenti e compagni devono imparare e allenare, in un mondo che spinge verso il “rapido e subito”
- Alcuni suoi comportamenti (silenzio, evitamento, partecipazioni limitate) possono essere letti come “disinteresse” o “pigrizia”, invece di essere riconosciuti come modalità di protezione rispetto alla difficoltà.
Nel mio articolo sulla balbuzie nella scuola primaria e nella guida “Come intervenire quando un bambino balbetta a scuola” ho già lavorato su cosa fare in classe. In questo nuovo articolo voglio aggiungere la consapevolezza che non stiamo lavorando in astratto, ma dentro una scuola e una società che chiedono velocità e multitasking.
Riconoscerlo aiuta a non colpevolizzare gli insegnanti che faticano a restare presenti e ad ascoltare con calma, ma anche a vedere che proprio qui la balbuzie può diventare un’occasione educativa: rallentare, fare pause, dare spazio a diverse modalità di comunicare.
Quando le misure compensative/dispensative diventano un lavoro complicato
Molti docenti mi dicono: “Ho PDP per DSA, BES per difficoltà emotive, casi complessi in classe… se aggiungo un PDP specifico anche per la balbuzie, temo di non farcela”.
Questa paura è comprensibile e va ascoltata.
Per alleggerire il carico, può essere utile:
- Partire dal quadro più generale: quali adattamenti fate già per la classe (tempi, modalità di interrogazione, letture)?
- Individuare pochi punti chiave per la balbuzie, da inserire nel PDP o nelle pratiche quotidiane, senza aggiungere venti nuove regole
- Usare le risorse già disponibili, invece di reinventare tutto da zero.
Ad esempio, molti dei suggerimenti della brochure “I bambini che balbettano – suggerimenti per insegnanti” (tradotta in italiano) coincidono con ciò che avete già iniziato a fare: turni di parola più rispettosi, linguaggio più lento con pause, attenzione al contenuto, breve confronto individuale con lo studente.
Nel mio sito ho raccolto:
- Una guida pratica sulla balbuzie nella scuola primaria, che riordina questi suggerimenti
- L’articolo “Come intervenire quando un bambino balbetta a scuola”
- La risorsa gratuita “QUANDO UN BAMBINO BALBETTA A SCUOLA”, pensata proprio come ponte tra studio, famiglia e classe.
L’idea non è chiederti di fare “una scuola ideale”, ma di scegliere poche misure sensate, condivise e realistiche, che possano essere sostenute nel tempo.
Balbuzie a scuola tra famiglia e logopedista
La balbuzie a scuola è un punto in cui si incontrano:
- La fatica della classe
- La preoccupazione della famiglia
- Il lavoro clinico in studio.
Nessuno di questi pezzi, da solo, è sufficiente. Quando iniziamo a metterli in dialogo, le misure compensative e dispensative smettono di essere “un elenco di voci da PDP” e diventano scelte vive, che si muovono con il bambino nel tempo.
Per questo ho costruito negli anni:
- Articoli pensati per insegnanti e genitori sulla balbuzie a scuola
- Una guida specifica per la scuola primaria
- Una risorsa gratuita dedicata a “Quando un bambino balbetta a scuola”
- Un webinar on demand che entra nel dettaglio delle situazioni frequenti (letture, interrogazioni, BES, prese in giro).

Domande frequenti su balbuzie, BES e misure compensative a scuola
È sempre necessario attivare un BES e un PDP per un alunno che balbetta?
Dipende da come la balbuzie impatta davvero sulla vita scolastica di quel bambino o ragazzo. Le indicazioni operative sui BES spiegano che gli strumenti compensativi e le misure dispensative vanno valutati caso per caso, non in modo automatico.
Se la balbuzie è lieve, il bambino partecipa, non evita sistematicamente le attività orali e non mostra un grande disagio, spesso sono sufficienti buone pratiche di classe: tempi più lunghi di risposta, interrogazioni meno “a sorpresa”, un clima di ascolto più sereno.
Quando invece la balbuzie è più marcata, la partecipazione orale si riduce, la sofferenza è evidente (evitamento, rifiuto di leggere, paura di interrogazioni), allora ha senso chiedersi se attivare un BES e un PDP possa diventare una tutela concreta.
In questi casi, il BES non è un’etichetta in più, ma uno strumento che permette di scrivere nero su bianco alcune misure pensate insieme da scuola, famiglia e logopedista.
Che tipo di misure hanno davvero senso per la balbuzie?
Non esiste una “lista ideale” valida per tutti, ma ci sono alcuni adattamenti che, nella pratica, si rivelano utili in molti casi.
Una delle più importanti riguarda i tempi: concedere qualche minuto in più quando il bambino deve rispondere oralmente, fare una verifica o esporre un lavoro può alleggerire molto la pressione del “subito” e permettere di gestire blocchi e pause senza sentirsi costantemente fuori tempo.
Molto utile è anche la programmazione delle interrogazioni orali: sapere in anticipo quando sarà chiamato a parlare gli consente di prepararsi mentalmente e ridurre l’ansia del “oggi toccherà a me all’improvviso?”.
Un terzo elemento riguarda il supporto visivo: usare schemi, mappe concettuali, parole chiave durante le risposte orali non sostituisce il parlare, ma offre un binario su cui appoggiarsi, soprattutto quando l’attenzione della classe tende a disperdersi.
In quadri particolarmente severi, può essere presa in considerazione una dispensa temporanea da alcune letture ad alta voce, da usare con cautela e con l’idea di rientrare gradualmente, non di escludere per sempre.
Come usare le misure dispensative senza far sparire il bambino dalle attività orali?
È una delle paure più grandi degli insegnanti: proteggere sì, ma senza ottenere come risultato che il bambino “scompaia” dalla parola in classe.
Per questo, quando si parla di misure dispensative, è utile pensarle come un ponte temporaneo, non come una soluzione definitiva.
Dispensare per un periodo da alcune letture ad alta voce, ad esempio, può avere senso se la situazione è molto delicata, se ogni lettura si trasforma in un momento traumatico. Ma è importante che insieme si definisca:
Qual è l’obiettivo di quella dispensa (proteggere in una fase critica, non rinunciare a vita alle letture)
In quale momento ci si siederà a rivederla (fine quadrimestre, fine anno, dopo un certo numero di incontri con il logopedista).
Nel frattempo, si può pensare a esperienze orali più protette: piccoli gruppi, brevi interventi concordati in anticipo, modalità di partecipazione che facciano sentire il bambino presente e non escluso.
L’idea è semplice: usare la dispensa come un riparo, ma tenere sempre aperta una strada di rientro nella parola.
Come posso reggere BES, DSA, balbuzie e il resto senza sentirmi travolta?
Questa domanda racconta bene il vissuto di molti docenti italiani oggi. Non è solo una questione di “buona volontà”: è un problema di carico complessivo. Una pista per alleggerire è smettere di pensare alle misure compensative e dispensative come “un mondo a parte” e iniziare da ciò che fai già per la classe.
Molti adattamenti utili alla balbuzie – tempi più larghi, turni di parola più rispettosi, interrogazioni programmate, clima di ascolto – sono in realtà buone regole di comunicazione per tutti, non solo per chi balbetta.
Da lì, si tratta di aggiungere pochissimi aggiustamenti mirati, invece di costruire un elenco infinito: ad esempio, una nota specifica sulla gestione delle interrogazioni, una sulla lettura ad alta voce, una sulle modalità di presentazione. Tutto ciò può essere supportato da materiali già pronti: brochure per insegnanti, guide online, la mia risorsa “QUANDO UN BAMBINO BALBETTA A SCUOLA” e il webinar dedicato.
Pensare alle misure compensative come alleggerimenti intelligenti, e non come compiti burocratici aggiuntivi, è un cambio di prospettiva che fa la differenza.
Come coinvolgere la famiglia quando si parla di BES, PDP e balbuzie?
La normativa BES e le indicazioni sul PDP ricordano che il piano deve essere condiviso e firmato anche dai genitori. Questo passaggio, se vissuto male, può diventare un momento di tensione; se costruito bene, può essere un’occasione di alleanza.
È importante che l’incontro con la famiglia non inizi dalla sigla “BES”, ma da quello che vedete in classe:
Come partecipa il bambino
Quali situazioni sembrano più difficili
Quali risorse e punti di forza emergono.
Da lì si può spiegare che un BES e un PDP servono a formalizzare strumenti di tutela, non a “bollare” il bambino.
Ascoltare le domande e le paure dei genitori, e mostrare che le misure compensative/dispensative sono pensate per proteggerlo e aiutarlo a partecipare, è spesso il modo migliore per costruire fiducia.
Quando possibile, è utile che logopedista e famiglia abbiano già condiviso una visione del quadro, così da arrivare all’incontro con la scuola con idee chiare su cosa proporre.
Come tenere conto del contesto attuale (smartphone, attenzione in calo) nel lavoro con la balbuzie?
La realtà è che i ragazzi di oggi vivono immersi in un flusso continuo di notifiche, video brevi, scroll rapidi. Diversi studi parlano di analfabetismo funzionale e di ritorno, di difficoltà crescenti nel mantenere attenzione e nel leggere testi più lunghi.
Per chi balbetta, questo significa che:
Parlare con tempi diversi, con pause e blocchi, in classi abituate a ritmi veloci, può essere ancora più impegnativo
L’ascolto vero – quello che si concentra su ciò che viene detto, non solo sul modo in cui viene detto – va quasi “educato” e allenato.
In classe, possiamo trasformare la presenza di un bambino che balbetta in un’occasione per lavorare proprio su questi aspetti:
Scegliere momenti di parola più brevi e ben strutturati
Creare routine di ascolto (niente interruzioni mentre qualcuno parla, più attenzione ai contenuti)
Usare libri e film a tema balbuzie per discutere insieme di tempi diversi, di rispetto, di emozioni legate al parlare davanti agli altri.
In un mondo che spinge verso la fretta, la balbuzie può farci riscoprire il valore di fermarsi, ascoltare e dare spazio alle parole anche quando non arrivano “tutte insieme”.
Non sottovalutare mai la Balbuzie a scuola
L’articolo che hai letto racconta perché è così faticoso, oggi, gestire misure compensative e dispensative per chi balbetta, e ricordare che non sei sola/o nel farlo.
Se ti ritrovi nelle fatiche che ho descritto – tra PDP, BES, prove, attenzione che si disperde e classi molto diverse – può essere utile, come primo passo, scegliere una delle risorse già pronte (guida, articolo, webinar) e usarla come base di confronto con famiglia e logopedista.
A volte, partire da un materiale condiviso alleggerisce il carico e rende più facile trasformare le misure compensative e dispensative da “peso burocratico” a strumento concreto per proteggere la parola e il vissuto del bambino che balbetta.




