Comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio: quando si presentano insieme in età evolutiva

Balbuzie e disturbo del linguaggio possono coesistere fino al 46% dei casi: fattori di rischio, valutazione integrata e spunti pratici per logopedisti.
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Indice

Parliamo di comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio.

Nel lavoro clinico con i bambini in età prescolare ci accorgiamo sempre più spesso che balbuzie e disturbo del linguaggio non viaggiano su binari separati. La fluenza verbale si intreccia con i livelli del linguaggio: fonologia, lessico, morfosintassi e pragmatica. Questo intreccio può rendere la lettura del quadro più complessa ma anche più ricca, se siamo disposti a guardarlo con attenzione.

L’obiettivo di questo articolo è condividere, in modo concreto, cosa ci dice oggi la letteratura e uno studio recente su bambini tra 30 e 72 mesi, e cosa può significare per noi logopedisti trovarci davanti a una comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio, in particolare con le difficoltà fonetico‑fonologiche.

Comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio: perché è un tema centrale in età evolutiva

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive la balbuzie come un disordine del ritmo della parola, in cui la persona sa con precisione cosa vorrebbe dire ma sperimenta arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di suoni, involontari e spesso faticosi da sostenere. 

La maggior parte dei bambini inizia a balbettare tra i 2 anni e mezzo e i 4 anni, in un momento in cui il linguaggio si sta espandendo, le frasi si arricchiscono e il vocabolario cresce.

Il rischio di sviluppare una balbuzie evolutiva viene stimato attorno al 5% dopo i 4 anni, con una maggiore incidenza tra i maschi rispetto alle femmine. I bambini che iniziano a balbettare dopo i 4 anni sembrano avere un rischio più alto di persistenza, motivo per cui le linee guida sottolineano l’importanza di un intervento precoce.

In questo stesso arco di sviluppo, il linguaggio compie un salto di complessità: le combinazioni di parole si fanno più lunghe e complesse, gli enunciati maggiormente organizzati, le strutture sintattiche si espandono.

Balbuzie e disturbo del linguaggio: quando si incontrano

Quando parliamo di disturbo del linguaggio o meglio Disturbo Primario del Linguaggio (DPL) in età evolutiva, pensiamo a una compromissione significativa delle competenze linguistiche rispetto all’età con ricadute sul funzionamento nel quotidiano. 

Il quadro può riguardare uno o più livelli del linguaggio:

  • la fonologia e l’articolazione 
  • il lessico e la semantica
  • la morfosintassi
  • la narrazione
  • la pragmatica e l’uso sociale della comunicazione

All’interno di questa cornice, i disturbi fonetico‑fonologici (speech sound disorders, SSD) rappresentano una componente frequente: il bambino sostituisce, omette o distorce suoni, semplifica la struttura delle parole (es. “nana” per “banana”), mostra processi fonologici insoliti e persistenti rispetto all’età.

La tesi di Martina Fumagalli, da me stessa supervisionata, sottolinea quanto queste fragilità fonologiche possano essere presenti già in età prescolare, e come possano essere colte attraverso indicatori mirati nel questionario per genitori e maestre.

Questo aspetto è importante perché la qualità delle abilità fonologiche può diventare un tassello di rischio in relazione alla balbuzie.

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Dati sulla comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio: cosa ci dicono gli studi

La letteratura recente conferma con forza che balbuzie e disturbo del linguaggio coesistono più frequentemente di quanto si pensasse qualche anno fa. Diversi studi riportano percentuali di co‑occorrenza che arrivano fino al 46% dei bambini che balbettano, quando si considerano disturbi fonologici e del linguaggio in senso ampio.

Alcuni dati che emergono dalla rassegna bibliografica della tesi:

  • i bambini che balbettano (CWS) presentano spesso disordini dello speech, del linguaggio o di altre abilità, rispetto ai pari normofluenti.
  • lo speech sound disorder (SSD), chiamato anche disordine fonologico o articolatorio, è tra le comorbidità più frequenti nei CWS.
  • una meta‑analisi recente indica che una minore accuratezza fonetico‑fonologica e articolatoria, misurata con strumenti standardizzati, è un fattore di rischio per la persistenza della disfluenza.
  • un profilo linguistico non bilanciato, in cui la comprensione frasale è più fragile della comprensione lessicale, è stato identificato come predittore di maggiore severità della balbuzie in età scolare.

In altre parole: non stiamo parlando di casi sporadici, ma di una comorbidità che riguarda una quota significativa dei bambini che seguiamo.

Comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio 

Lo studio presentato nella tesi (Log. Martina Fumagalli) nasce da uno strumento che può darci indici predittivi importanti: il Questionario di Identificazione Precoce di Fragilità di Linguaggio e/o Disfluenze nel bambino Prescolare, nelle due versioni per genitore e per  insegnante della scuola dell’infanzia.

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I questionari indagano nello specifico: 

  • dati anagrafici
  • anamnesi personale (nascita, funzioni orali, sviluppo psicomotorio e linguistico, precedenti diagnosi e percorsi)
  • anamnesi familiare (familiarità per DPL, DSA, balbuzie)
  • indicatori di fragilità di linguaggio (fonetico‑fonologico, lessicale/morfosintattico in comprensione e produzione)
  • indicatori di disfluenza
  • vissuto emotivo‑psicologico del bambino e dell’adulto.

Lo studio, condotto su un campione di bambini tra 30 e 72 mesi di una scuola dell’infanzia, ha lo scopo primario di identificare soggetti con indicatori di difficoltà di linguaggio, disfluenza e/o di entrambi, e di confrontare le percezioni di genitori e maestre rispetto a linguaggio, disfluenze e vissuto emotivo.

Pur essendo uno studio pilota, ci porta a riflettere su alcuni punti:

  • La presenza di indicatori simultanei di fragilità linguistica e disfluenze non è rara in età prescolare
  • Genitori e insegnanti della scuola dell’infanzia possono cogliere elementi diversi del profilo del bambino (ad esempio, l’insegnante può osservare più a fondo il funzionamento nel gruppo classe e con i pari, il genitore cogliere meglio il vissuto emotivo a casa)
  • Una parte dei bambini presenta familiarità per DPL, DSA o balbuzie, elemento che arricchisce il quadro di rischio.

Questo tipo di approccio sistematico ci aiuta a vedere la comorbidità non solo come “caso complesso”, ma come qualcosa che può essere anticipato con strumenti di identificazione precoce e con uno sguardo più ampio nella nostra valutazione.

Fattori di rischio nella comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio

La combinazione tra letteratura e dati dello studio mette in evidenza alcuni fattori di rischio da tenere d’occhio quando lavoriamo con bambini che balbettano:

  • Scarse abilità fonologiche in età prescolare (processi fonologici insoliti o troppo numerosi rispetto all’età) possono aumentare il rischio nella fase iniziale della balbuzie.
  • Le abilità fonologiche perdono parte del loro valore predittivo sul rischio di persistenza circa due anni dopo l’esordio della balbuzie, spostando l’attenzione su altri fattori (familiari, emotivi, ambientali, neurocognitivi).
  • Un profilo linguistico sbilanciato, con comprensione frasale fragile rispetto alla comprensione lessicale, può essere associato a una maggiore severità della balbuzie in età scolare.
  • La presenza di comorbidità aggiuntive (DSA, ADHD, disturbi pragmatici, difficoltà emotive) sembra aumentare la complessità del quadro e richiede un intervento più integrato.

Questi elementi non vogliono trasformare ogni bambino che balbetta in un “profilo a rischio”, ma ci invitano a mettere a fuoco meglio dove possiamo agire in prevenzione e in presa in carico, soprattutto nella fascia 3–6 anni.

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Valutazione logopedica nella comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio

Se pensiamo alla valutazione logopedica in chiave pratica, l’idea che emerge dalla tesi e dalla letteratura è abbastanza chiara, serve una fotografia integrata che tenga conto:

  • Del modo in cui il bambino parla (fluenza, tipi di disfluenze, pattern situazionali)
  • Del modo in cui il bambino costruisce e comprende il linguaggio (fonologia, lessico, morfosintassi, narrazione, pragmatica)
  • Del vissuto del bambino e dell’adulto rispetto al parlare (preoccupazioni, evitamenti, feedback forniti, atteggiamenti comunicativi).

Gli strumenti di valutazione possono essere:

  • Test e batterie standardizzate per linguaggio e fluenza
  • Osservazione clinica, raccolta dell’eloquio spontaneo, osservazione dell’interazione comunicativa 
  • Questionari che ci permettono di raccogliere dati da chi vive con il bambino ogni giorno.

Questa prospettiva è preziosa perché ci ricorda che la comorbidità non è solo una sovrapposizione di diagnosi, ma un insieme di interazioni tra abilità linguistiche, fluenza, storia familiare, funzionamento ed emozioni.

Implicazioni cliniche della comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio

Quando balbuzie e disturbo del linguaggio coesistono, possiamo chiederci:

  • Quali piani hanno priorità in questo momento (fonologia, lessico, sintassi, narrazione, pragmatica, fluenza, vissuto emotivo?)
  • In che misura il lavoro fonologico può diventare anche lavoro di prevenzione o riduzione del rischio sulla persistenza delle disfluenze?
  • Come integrare gli obiettivi sulla fluenza con quelli sul linguaggio, in attività che abbiano senso per il bambino? (es. script, narrazioni esperienziali, role‑play, giochi conversazionali).
  • Com’è il livello di severità della balbuzie?E l’impatto comunicativo nel bambino?

L’attenzione al vissuto emotivo del bambino e dei genitori, investigata dai questionari della tesi, ci richiama anche alla cura dei feedback, delle parole utilizzate, delle aspettative che comunichiamo rispetto al parlare. È una dimensione che dialoga direttamente con la fluenza e con il modo in cui il bambino si percepisce mentre parla.

Domande frequenti sulla comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio

Quanto devo preoccuparmi della fonologia in un bambino che inizia a balbettare?

Scarse abilità fonologiche in età prescolare, con processi frequenti ed insoliti, sono indicati come fattori di rischio nella fase iniziale della balbuzie. E’ un segnale da tenere in considerazione nella valutazione e nel monitoraggio, integrandolo con altri fattori (familiarità, età d’esordio, andamento delle disfluenze, persistenza, sesso, vissuto, presenza di comportamenti secodari).

Ha senso usare questionari per genitori ed insegnanti in fase di identificazione precoce?

Sì, strumenti semistrutturati permettono di raccogliere informazioni sul linguaggio, sulle disfluenze e sul vissuto emotivo, da punti di vista diversi. Questo può aiutarci a intercettare precocemente fragilità linguistiche e disfluenza in bambini prescolari e a decidere se proporre una valutazione/presa in carico logopedica o un monitoraggio nel tempo.

La comorbidità balbuzie–disturbo del linguaggio cambia sempre la prognosi?

La presenza di DPL o SSD associati alla balbuzie è legata in diversi studi a un rischio maggiore di persistenza o di maggior severità, ma i dati sottolineano anche l’importanza di considerare il profilo globale e gli interventi precoci. Non è “sempre” sinonimo di prognosi sfavorevole: diventa piuttosto un caldo invito ad una presa in carico attenta e ad un monitoraggio nel tempo.

Comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio: lavorare insieme, senza sentirsi soli

La comorbidità tra balbuzie e disturbo del linguaggio ci chiede uno sguardo clinico solido, ma anche molta concretezza nelle scelte quotidiane con bambini, famiglie e insegnanti.

Se senti che alcuni casi in presa in carico ti pongono domande rispetto alla valutazione precoce, ai fattori di rischio o al lavoro di rete con la scuola, possiamo approfondirli insieme: trovi tutte le modalità per contattarmi nella pagina Contatti


Le parti di testo tratti dal Questionario IPDL Pre‑Ge e IPDL Pre‑Ma sono utilizzati con il consenso dell’autrice della tesi, Dott.ssa Martina Fumagalli, e rientrano nel progetto di Master Universitario di I livello in DPL e DSA (a.a. 2025/26, Consorzio Universitario Humanitas).

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I contenuti di questo sito hanno esclusivamente scopo informativo e non sostituiscono in alcun modo valutazioni, diagnosi o trattamenti medici e logopedici. Per esigenze specifiche si raccomanda di rivolgersi a un professionista qualificato.

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