L’esperienza di Martina Brunetti con la MasterClass Balbuzie e Cluttering

Martina è una logopedista neolaureata che ha scelto la MasterClass balbuzie e cluttering per sentirsi più sicura con bambini, famiglie e adulti. Qui racconta cosa ha trovato e come è cambiata la sua pratica clinica.
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Tra pratica clinica, ascolto e più sicurezza nella presa in carico, una testimonianza sincera sulla MasterClass Balbuzie e Cluttering.

Quando si esce dall’università e si iniziano a incontrare in studio i primi bambini, le prime famiglie, i primi adulti con balbuzie o cluttering, può emergere una sensazione molto chiara: avere basi teoriche non basta ancora per sentirsi davvero pronti. È proprio da qui che parte l’esperienza di Martina Brunetti, logopedista libera professionista, che ha scelto di approfondire questo ambito con la mia MasterClass in Balbuzie e Cluttering.

In questa testimonianza, Martina racconta cosa cercava, cosa ha trovato nel percorso e soprattutto cosa è cambiato nel suo modo di stare accanto ai pazienti, di ascoltare le famiglie e di costruire un ragionamento clinico più solido, più umano e più concreto.

Chi è Martina Brunetti e perché ha scelto una formazione su balbuzie e cluttering

Martina Brunetti è una logopedista libera professionista, vive e lavora a Cesena, in Romagna, e collabora con alcuni centri privati del territorio. Si è laureata a novembre 2025 e ha iniziato a lavorare da poco, in una fase in cui stava costruendo la propria esperienza clinica sul campo.

Fin dall’università i disturbi della fluenza verbale l’avevano colpita in modo particolare. Quando hanno iniziato ad arrivare le prime richieste da parte di famiglie e pazienti con balbuzie o con difficoltà legate alla fluenza, ha sentito il bisogno di avere una guida più concreta, più strutturata e più vicina alla realtà della presa in carico.

È in questo momento che ha deciso di iscriversi alla MasterClass Balbuzie e Cluttering, nell’edizione di febbraio-marzo 2026.

Cosa cercava Martina in una MasterClass su balbuzie e cluttering

Martina ci racconta di essersi avvicinata al percorso con un’esigenza molto precisa: capire meglio cosa significhi prendere in carico i pazienti e come poterli aiutare in modo più consapevole, andando oltre ciò che aveva appreso all’università. Dice infatti che si aspettava di “comprendere meglio cosa significasse prendere in carico pazienti con balbuzie e cluttering” e che il percorso ha risposto pienamente a questa aspettativa.

Aveva bisogno di un filo conduttore, un modo per collegare i punti tra valutazione, prime consulenze, scelte cliniche, domande da porsi e direzione terapeutica. Nella sua MasterClass, Roberta è riuscita a offrire proprio questo: una formazione completa, ma soprattutto capace di accompagnare nel ragionamento e non solo nel trasferimento di nozioni.

Una formazione completa, ma soprattutto vicina alla pratica clinica

Uno degli elementi che emergono con più forza dalla testimonianza di Martina è il valore di una formazione che non si limita a spiegare “cosa fare”, ma aiuta a capire come pensare clinicamente. Martina racconta che Roberta le ha dato una visione globale della fluenza verbale e, allo stesso tempo, una lettura più specifica delle diverse fasce d’età, aiutandola a comprendere meglio come intervenire, quali domande porsi e come ragionare nei singoli casi.

La MasterClass le ha permesso di iniziare a unire i puntini già prima di accumulare anni di esperienza clinica, dandole un orientamento concreto che va dalla prima consulenza fino alla presa in carico vera e propria. È un punto importante, soprattutto per chi è all’inizio del lavoro professionale e sente il bisogno di avere riferimenti chiari, ma non rigidi.

Il valore di chi ti accompagna nel ragionamento

Nel racconto di Martina c’è un passaggio molto bello, perché dice bene il tipo di esperienza che ha vissuto: non quella di una docente che consegna risposte già chiuse, ma quella di una professionista che accompagna a ragionare. Martina spiega che la mia MasterClass le ha insegnato a indagare, a porsi domande, ad andare oltre il disturbo della fluenza e oltre la sola balbuzie osservabile.

Per lei questo ha fatto la differenza. Significa arrivare in studio e non fermarsi al sintomo, ma iniziare a collegare ciò che la famiglia racconta, ciò che il paziente vive, ciò che emerge nella relazione, ciò che si osserva nella valutazione e ciò che può orientare davvero il trattamento.

Cosa è cambiato in studio dopo la MasterClass

La parte più interessante di questa testimonianza è forse proprio qui: nei cambiamenti che Martina descrive nel suo lavoro quotidiano. Oggi racconta di sentirsi più sicura quando lavora con pazienti, famiglie, bambini e adulti con disturbi della fluenza verbale, e di avere più strumenti per ragionare insieme alla famiglia, insieme al bambino, insieme al paziente adulto.

Non parla solo di maggiore sicurezza “generica”. Parla di un cambiamento concreto nel modo di ascoltare e di formulare ipotesi cliniche. Dice che già dalla prima consulenza, mentre i genitori raccontano la storia del bambino e il modo in cui si sono accorti della balbuzie, riesce a collegare i ragionamenti fatti durante la MasterClass, a concretizzare ciò che le viene detto, a porsi domande utili, a darsi alcune prime risposte e, allo stesso tempo, a tenere aperte altre domande importanti.

Questo è un passaggio molto in linea con il lavoro sulla fluenza verbale: non cercare scorciatoie, ma imparare a leggere meglio ciò che accade, con più ordine, più profondità e più presenza.

Più strumenti, più visione, più personalizzazione

Martina racconta anche di avere ampliato la propria visione rispetto alle sole conoscenze universitarie. Dice di aver integrato approcci di trattamento che prima non conosceva, tecniche di fluenza verbale e un nuovo modo di personalizzare la seduta in base alle esigenze del singolo paziente.

Questo per lei si traduce in una sensazione molto concreta: sentirsi più competente nel capire quale approccio o quale tecnica possa essere più utile in quel momento, per quella persona, dentro quella specifica storia clinica.

Il valore delle live con i pazienti presenti

Se c’è una parte che Martina sottolinea con particolare forza, è quella delle live con i pazienti presenti. Dice che sono state fondamentali per comprendere meglio come rapportarsi a pazienti con balbuzie e cluttering, come esserci davvero per loro, come dare tempo, come mettere a proprio agio una persona senza farla sentire diversa.

È un punto molto importante, perché non riguarda solo la tecnica. Riguarda la relazione terapeutica. Riguarda il modo in cui il clinico entra nella stanza, ascolta, accoglie, modula la propria presenza. Martina racconta che vedere Roberta lavorare con pazienti reali le ha mostrato una “logopedia autentica”, capace di tenere insieme competenza, ascolto, pratica clinica e umanità.

Vedere dal vivo come cambia la terapia con la presenza

Martina racconta una cosa molto significativa: vedere ogni paziente diverso a modo suo, e vedere come cambia il modo di relazionarsi con lui, le ha fatto capire quanto il modo di esserci del logopedista possa migliorare la terapia.

Questo passaggio è davvero prezioso: non si tratta solo di “imparare tecniche”, ma di costruire una presenza clinica più consapevole. Una presenza che accoglie, che non corre, che osserva, che sa fare spazio, che sa porsi domande, che sa stare accanto alla persona e alla sua famiglia.

Più sicurezza nella presa in carico di balbuzie e cluttering

Martina oggi dice chiaramente di sentirsi più sicura nel prendere in carico questi pazienti e anche più competente. Racconta, per esempio, di aver fatto consulenze con famiglie di bambini con un esordio di disfluenza, in particolare balbuzie, e di aver iniziato a trattare anche una paziente adulta con balbuzie.

Riporta inoltre un feedback che colpisce molto: una paziente adulta, che aveva sospeso la terapia per motivi personali e lavorativi, le ha detto di sentire il bisogno di riprendere il trattamento senza aspettare settembre, perché durante le sedute stava meglio e ne beneficiava molto. Per Martina è stato un riscontro importante, un segno concreto del fatto che quando ci si mette passione, cura e desiderio di migliorarsi, qualcosa arriva davvero anche alla persona che si ha davanti.

Cosa porta Martina nella pratica clinica quotidiana

Alla domanda su cosa le sia rimasto davvero della MasterClass, Martina risponde in modo molto pieno: si porta nella pratica il modo di approcciarsi, di valutare, di trattare, di guardare i casi con occhi nuovi. Dice anche di aver creato nuove attività grazie alla MasterClass e, soprattutto, di portarsi dietro un nuovo modo di ragionare.

Questo “nuovo modo di ragionare” è forse il cuore più profondo della sua testimonianza. Non è soltanto un insieme di strumenti. È un modo diverso di stare nel caso clinico: più attento, più ordinato, più capace di ascoltare quello che emerge, più pronto a costruire un percorso personalizzato.

Due riferimenti che continuano a orientarla in studio

Martina racconta che ci sono un concetto e una frase che le sono rimasti particolarmente impressi. Il primo è “andare oltre”. La seconda è: “La balbuzie è tutto ciò che si fa per non balbettare”.

Per lei non sono semplici frasi da ricordare. Sono riferimenti che tornano nella pratica clinica, perché la aiutano a non fermarsi al visibile, a non limitarsi a guardare e sentire, ma ad ascoltare davvero il paziente, a porsi domande, a migliorarsi e a esserci. Dice anche una cosa molto importante: esserci per il paziente e accoglierlo per la persona che è costituisce già una parte significativa del trattamento, e dall’alleanza terapeutica il percorso si costruisce poco alla volta.

Perché Martina consiglia la MasterClass ad altri logopedisti

Martina descrive la MasterClass come un’opportunità di crescita e di presa di consapevolezza. Dice che aiuta a capire se questo ambito può davvero diventare parte importante del proprio lavoro e che offre un nuovo modo di vedere le cose, di ragionare e di ampliare lo sguardo clinico.

La consiglierebbe perché Roberta e la MasterClass non si limitano a trasmettere conoscenze teoriche, ma offrono spunti concreti per la pratica e spiegano sempre il razionale che c’è dietro a una scelta clinica, a un approccio o a una proposta di trattamento.

Per chi lavora già con la balbuzie o il cluttering, ma anche per chi è agli inizi e sente il bisogno di costruire basi più solide, questa è probabilmente una delle differenze più importanti: non uscire dal percorso con più informazioni soltanto, ma con più strumenti per ascoltare, pensare e accompagnare davvero.

Ascolto, presenza e crescita clinica

La testimonianza di Martina racconta molto bene che cosa può fare una formazione quando riesce a restare vicina alla clinica vera. La MasterClass, non solo aggiunge contenuti, aiuta a guardare meglio, a ragionare meglio, a stare meglio dentro la presa in carico.

Ed è forse proprio questo il punto più importante: sentirsi più sicuri non perché si hanno formule pronte, ma perché si impara ad ascoltare di più, a porsi domande migliori, a vedere la persona oltre il sintomo e a costruire il percorso insieme, con più presenza, più consapevolezza e più fiducia.

Banner MasterClass Balbuzie e Cluttering Logopedista Roberta Perosa

I contenuti di questo sito hanno esclusivamente scopo informativo e non sostituiscono in alcun modo valutazioni, diagnosi o trattamenti medici e logopedici. Per esigenze specifiche si raccomanda di rivolgersi a un professionista qualificato.

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